IL SILENZIO DI DIO

  Il dolore esige una risposta da parte dell'uomo, lo interpella.

La prima risposta alla sofferenza non è quasi mai la sua offerta a Dio, ma la speranza nell'affrancamento dal suo peso. Non c'è da vergognarsi in questa richiesta: anche Cristo chiese di poter evitare il Calice di dolore che avrebbe poi dovuto bere fino alla feccia.

A questo anela la nostra preghiera a Dio ed è questo a fondare il capo di accusa con cui lo citiamo a comparire innanzi al tribunale in cui giudice è la nostra disperazione, un tribunale in cui la sentenza è scritta prima che Egli possa essere chiamato a rispondere.

Ma qual è la risposta di Dio al dolore dell'uomo?

L'amore si manifesta pienamente in ciò che si è disposti a perdere per chi si ama: in Dio la risposta a questa domanda è tutto, anche la vita. A partire da questa considerazione si può comprendere che solo un perfetto atto di obbedienza al Padre ad opera di Cristo attraverso la sofferenza poteva riparare l'originaria disobbedienza di Adamo.

La sofferenza umana ha assunto così con l'incarnazione un ruolo centrale nell'economia della salvezza: è diventato autentico strumento con il quale Cristo, con la sua estrema obbedienza al Padre, ha riscattato la disobbedienza di Adamo, introducendo l'uomo in una Alleanza nuova.

La sofferenza, dopo tale sacrificio, è rimasta nel mondo, ma ha assunto un significato nuovo, è divenuto uno strumento attraverso il quale ogni uomo può unirsi all'opera redentrice di Cristo, acquisendo, attraverso l'accettazione obbediente delle sofferenze e la loro offerta in riparazione dei peccati del mondo, la qualità di correndentore.

Questa è una prima risposta alla tematica della sofferenza, una prima opportunità di sfruttare il suo potenziale purificatore, 

ma in essa vi è sempre qualcosa di più, qualcosa di legato alla storia di ciascuno di noi che si intreccia non solo con il percorso del mondo, ma con la storia della nostra esistenza. Il dolore sembra sempre, almeno all'inizio, senza ragione, sempre non necessario. Tutto questo talvolta può alimentare pensieri che sporcano l'immagine di Dio ai nostri occhi: "come può un Dio buono permettere questo?". 

L'uomo è chiamato a rimuovere le cause della sofferenza umana, ma essa ha inevitabilmente un ruolo nella vita di ciascuno di noi. Essa è certamente un male che Dio non permetterebbe se non in vista di un bene più grande ed è questa la ragione per la quale dobbiamo affrontare la prova armati della fiducia incrollabile nell'Amore di Dio, una fede che attinge la sua forza nella preghiera e nella memoria della nostra storia di fede, una fede che ci deve portare ad abbandonarci alla Sua Volontà e ad offrire ciò che accadrà unendoci ancora una volta all'opera redentrice di Cristo.

Ma perché il Signore, pur potendo, a volte non esaudisce nell'immediatezza le nostre richieste?

La preghiera è sempre una questione di attesa fiduciosa, ma la fiducia non verte esclusivamente sulla realizzazione del proprio desiderio, ma sull'Amore di Dio, un Amore che conosce fino in fondo le necessità autentiche dell'uomo, esigenze che noi stessi stentiamo a intravedere e la cui risposta può essere a volte differente nei modi o nei tempi da quella che ci saremmo aspettati, ma che alla fine realizza un disegno di bene inedito che noi stessi non saremmo stati in grado di dipingere.

Per dirla con le parole di Agostino: "In effetti tu sai che cosa desideri, ma Egli solo sa che cosa ti giova" (Sant'Agostino, Discorso 80, 2) . 

A CURA DI

"e liberare tutti quelli che dal timore della morte erano tenuti schiavi per tutta la loro vita"

Eb 2, 15)

Angelo Conti

Redattore

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